Birrifici artigianali dei Nebrodi

/ Nebrodi, Sneak Peek

Tra le feste di importazione straniera ce n’è una che sembra mettere tutti d’accordo. Niente dolcetto o scherzetto. Ottobre va a tutta birra! E noi la celebriamo con una visita virtuale ad alcuni dei migliori birrifici artigianali dei Nebrodi.

Anche quest’anno dal 21 settembre e fino al 6 ottobre, si sta svolgendo l’Oktoberfest di Monaco. Per i veri amanti della bevanda alcolica più antica e diffusa al mondo si tratta di un evento imperdibile.

Non che qui da noi la birra artigianale scarseggi, anzi! L’elenco dei birrifici artigianali siciliani è lungo e di certo la loro birra non sfigura accanto ai nomi dei grandi marchi stranieri. Quanto a qualità e visione, i birrai siciliani potrebbero salire in cattedra e spiegare al mondo intero come si diventa grandi.

BIRRIFICI ARTIGIANALI DEI NEBRODI

Ecco, lo sapevo. M’è venuta una sete! Facciamo che mentre mi stappo una bionda, voi fate un mini tour dei migliori birrifici artigianali dei Nebrodi. Tranquilli che dell’Oktoberfest ne parliamo dopo.

EPICA

Iniziamo da Epica (siamo a Sinagra): è l’acronimo (Elio, Piero e Carmelo, i founders birrai) che senza troppi fronzoli sintetizza la formula segreta di un successo che va avanti dal 2013. Il riferimento all’epos greco non è certo casuale: “birra e parole” è l’assioma su cui si fonda la filosofia alcolica di Epica. Ogni tipologia di birra (6 in tutto) porta il nome di un personaggio mitico legato alla Sicilia. La potenza evocativa di questa birra (fatta come gli dei comandano), fermenta in racconti che rivendicano con sfacciata presunzione le proprietà organolettiche sprigionate ad ogni singolo sorso. Le aspettative non vengono deluse e la birra Epica lascia il segno con tanto di autografo. Geniale no?

KOTTABOS

Proseguite in direzione Palermo: altra tappa obbligatoria è a Rocca di Caprileone. Qui trovate il birrificio Kottabos. Ma non fatevi ingannare dal nome simpatico (forse un po’ virulento?!) che rimanda al trastullo più in voga tra gli antichi sicani (di cui ne abbiamo già parlato qui). La birra è una cosa seria e richiede un raffinato equilibrio: infatti è donna! Kottabos è la seducente creatura di tre fondatrici. Selezionando le migliori materie prime, ne curano tutte le fasi di lavorazione, fino alla più importante: ricreare la perfetta atmosfera per consentire agli ospiti di gustare birre dal carattere deciso e sapore ammaliante, così da restare per sempre imprigionati in un circolo vizioso. Quanto a strategia marketing, le donne hanno una marcia in più: c’è poco da fare!

IRIAS

Mondiali ’94. Quattro amici di Torrenova sperimentano della birra artigianale fatta in casa: l’aria è elettrica, il canto estivo delle cicale in sottofondo incalza. Nemmeno il rigore maledetto di Baggio rovina l’atmosfera: i quattro sono già in fermento. Da allora niente li ha più fermati. Quel mondiale è da dimenticare, ma le birre Irias chi se le scorda più? Tra i birrifici dell’isola più blasonati e insigniti di riconoscimenti nazionali e internazionali, Irias imbottiglia l’essenza della Sicilia: uva zibibbo, agrumi, fico d’India, antichi grani dell’isola. E io che pensavo che la Sicilia non si potesse bere.

ROCK BREVERY

Girate i tacchi e tornate indietro. Giunti a Brolo, fate una capatina al birrificio Rock Brewery. Qui troverete Alessio, classe ’88 (ottima annata!), e non ci metterete molto a capire che per star dietro al suo ambizioso progetto – nato nel 2016 -, servono lucidità metodica e una personalità di ferro. Perciò per lui è un gioco da ragazzi, e le sue birre vanno giù che è una bellezza. Imperativo categorico: garantire qualità e sicilianità per soddisfare i palati più esigenti e far conoscere il territorio in tutta Italia. Dietro il nome graffiante e unconventional, si nasconde un’anima romantica. Rock Brewery si approccia alla birra in modo innovativo, smart ed eco-friendly: presso lo stabilimento è possibile sia effettuare visite a scopo didattico che assaggiare ed acquistare le birre. Cosa desiderare di più?!

COME FAI A DIVERTIRTI ALL’OKTOBERFEST SE NON CONOSCI LA STORIA DELL’OKTOBERFEST?

Oltre ad avermi fatto prendere atto dell’ignoranza più assoluta in materia, un amico con questa massima sotto forma di quesito, mi ha dato lo spunto per un’ulteriore riflessione.

E se ci fossero tanti ignoranti che come me non hanno la più pallida idea da dove abbia avuto origine l’Oktoberfest di Monaco e sono curiosi di saperne di più del festival della birra più importante del mondo?

Non saremo dei grandi intenditori, ma a noi la birra piace e una capatina a Monaco l’avremmo fatta volentieri. Invece dobbiamo farci bastare i commenti di chi c’è appena stato e racconta di un’affluenza mai vista prima: oltre 2 milioni di visitatori, solo nel weekend! Cifre da far girare la testa, e senza bere nemmeno un goccio!

L’Oktoberfest viene organizzato ogni anno dai 6 birrifici più importanti di Monaco: Augustiner, HackerPschorr, Hofbraeu, Loewenbrau, Paulaner e Spaten. Ma qui non si parla solo di Monaco: a prendere parte all’evento è l’intero popolo tedesco.

Non è solo una mega festa Nazionale, ma il momento più atteso dell’anno. Avete presente una marea di bambini che aspettano il Natale? Solo che questi bambini indossano il tradizionale abbigliamento bavarese (il Dirndl tirolese le donne, il Lederhosen gli uomini) e tra salsicce, polli allo spiedo e wurstel in quantità industriali, tracannano litri e litri di birra.

Oktoberfest significa letteralmente “festa di ottobre”, anche se cade nel mese di settembre (le ultime due settimane del mese) e si conclude il primo weekend di ottobre. Il festival viene organizzato nella zona di Theresienwiese, ovvero “il prato di Teresa”. Ma chi è sta Teresa?

Teresa di Sassonia era la moglie di Luigi I, re di Baviera: fu proprio in occasione del loro matrimonio che il 12 ottobre del 1810 venne inaugurato il primo Oktoberfest. Corse di cavalli, musica e danze, birra e vino a volontà. La festa piacque così tanto che si pensò bene di prolungarla e ripeterla anche l’anno successivo, e quello dopo ancora.

Tra guerre, epidemie e carestie, nessuno smise mai di aspettare con trepidazione la festa sul prato, oggi giunta alla sua 186esima edizione. Chi l’avrebbe mai detto che il più importante festival dedicato alla birra avesse origini regali?

Oggi l’evento si consegna ai circa 7 milioni di visitatori, provenienti da ogni parte del mondo, come un gigantesco trionfo goliardico: pupi e cinghiali meccanici attirano l’attenzione in un tripudio di bancarelle da cui ammicca ogni genere di pietanza tipica locale, dolce e salata.

La birra va sorseggiata sulle panche che affollano gli enormi padiglioni. Qui, tra un “Where are you from?” e un “I’m Italian!“, soprattutto nel cosiddetto weekend italiano (il secondo), si fa amicizia con tutti gli stranieri a portata di boccale. E più aumenta la birra in circolo, più sale il livello d’inglese: questa è la regola del più bevi, meglio parli! Provare per credere.

Per i nostalgici e amanti della storia, è possibile accedere (il biglietto costa circa 3€) al leggendario nucleo primordiale, una zona più piccola e recintata dove ebbero luogo le primissime sbronze regali con l’originario Oktoberfest: le attrazioni vintage dal gusto rétro (tipo il luna park con le giostre a catene e la ruota panoramica con musica anni 50′) sono una vera gioia per gli occhi. Dicono.

Non avrete mica letto tra le righe una punta di invidia spero! Che ce ne importa dell’Oktoberfest? Tenetevi le birre bavaresi. Noi vogliamo quella dei migliori birrifici artigianali dei Nebrodi, dico bene? O’Zapft is!