Curiosità e proverbi siciliani sull’amicizia

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Il 30 luglio è la Giornata Mondiale dell’amicizia. Ecco alcune curiosità e proverbi siciliani sull’amicizia da condividere con gli amici.

L’amico è letteralmente “colui che si ama”: dunque l’amicizia racchiude la stessa radice del verbo amare. In Sicilia l’amicizia si declina in una vasta gamma di sfumature. Oltre all’amico c’è il compare (e la commare) e c’è u frati. Non lo facciamo per complicarci la vita: ci piace dare un nome a ogni cosa.

Quale modo migliore di celebrare il Friendship Day, se non con alcune curiosità e proverbi siciliani sull’amicizia da condividere con gli amici più cari? Buona lettura!

CUMPARI E CUMMARI (COMPARE E COMMARE)

Il compare (al femminile la commare) è colui che scegliamo di avere al nostro fianco in occasioni particolarmente significative: in latino significa letteralmente “colui che assiste, che è presente”. In Sicilia, u cumpari d’aneddu, ad esempio, testimoniava la validità del matrimonio e custodiva gli anelli degli sposi; i padrini e le madrine di battesimo (o di cresima) dei figli, diventano in automatico “cumpari” e “cummari” dei genitori. Per non parlare di come con le definizioni di commare e compare vengono ancora oggi suggellati i più intimi e leali rapporti di vicinato.

CUMMARI E CUMPARI CU PIRICUDDU

Oggi si stringe amicizia inviando una richiesta su Facebook, o diventando follower su Instagram. Roba da social addict, un rituale asettico e privo di poesia. Invece in passato, i sodalizi in tenera età venivano stipulati quasi fossero patti sacri, con tanto di espressioni rituali pronunciate all’unisono. Esiste un’antica formula siciliana, risalente probabilmente alla dominazione spagnola in Sicilia, che recita così:

Cummari e cumpari cu piricuddu: quannu mangiu ‘un vogghiu a nuddu, a finuta ri mangiari, semu tutti cummari e cumpari.

Questa sorta di filastrocca allude bonariamente al fatto che in periodi di magra, sia consigliabile destinare le poche risorse ai membri stretti della famiglia. Ma le curiosità non sono finite. Leggete qui…

Piricuddu (o pidicuddu) viene dal latino pediculus (“piccolo piede”, “peduncolo”, “piccola protuberanza”) e significa mignolo. Alcune nonne siciliane raccontano che da piccole recitavano questa filastrocca intrecciando il mignolo a quello di un’altra bambina. Il rituale dell’amicizia terminava staccandosi un capello dalla testa e soffiandolo via, contemporaneamente.

PIÙ CHE AMICO, COMU UN FRATI…

Ben più profondo e viscerale è il rapporto d’amicizia in cui non si è solo amici, ma frati. Contrariamente a quanto anche gli stessi siciliani possano pensare, questo modo di appellare un amico non deriva da “fratello” (frater, fratris in latino). O meglio, il significato che assume fa senz’altro riferimento a un legame di sangue che ci unisce profondamente all’altra persona, ma il vero motivo è un altro.

Nell’antica Grecia, la fratria era un’antica struttura sociale (simile a tribù) composta da più gruppi di famiglie, accomunate da una stessa origine. Chi apparteneva alla fratria, indipendentemente da quale fosse la sua famiglia di provenienza, sentiva di condividere con gli altri membri un antenato comune. Quello che oggi si tenta di definire con la parola frati, è uno dei rapporti d’amicizia più sacri che esista in natura. Il rapporto tra due persone che si ritengono consanguinee pur non essendolo. Più che amico, comu un frati… appunto.

PROVERBI SICILIANI SULL’AMICIZIA

L’amicizia si coltiva con gli sguardi, in silenzio. Essere amici, amici davvero, significa aver cura di un legame che non è soggetto al tempo e allo spazio. E che non ha bisogno di tante parole. Ma per evitare dolorose delusioni, qualche accorgimento è meglio tenerlo a mente.

Alcune curiosità e proverbi siciliani sull’amicizia, ci rivelano come comportarci in caso di amicizie farlocche o “amici” che in realtà non lo sono poi così tanto. Siete curiosi? Ecco di seguito i due proverbi siciliani sull’amicizia più emblematici selezionati da Sneak peek!

AMICI E VADDITI

“Amici e vadditi!”, recita un antico proverbio siciliano. Questa perla di saggezza tramandata dagli antichi, è una lezione di vita che dovremmo tenere bene a mente. Perché guardarci le spalle proprio dagli amici? Forse perché il colpo che non ci aspettiamo di ricevere e ci prende alla sprovvista, è sempre il più doloroso.

Non a caso Dante Alighieri, il papà della lingua italiana che compose nel 1300 la Divina Commedia, colloca giù, giù, fino al centro della terra, tra fuoco, strida ed eterni orrori, chi in vita si è macchiato del più grave di tutti i peccati: i traditori degli amici. Non per girare il coltello nella piaga, ma in effetti Giuda, quel bacio a Gesù, poteva risparmiarselo! È un po’ la sensazione che abbiamo provato quando la mamma diceva: “vieni qua che non ti faccio niente”. Tu ti fidavi, andavi e il resto… è leggenda.

L’AMICIZIA BELLA È , MA…

L’amicizia bella è, ma u sceccu ‘nte favi nun si curca. Quante volte l’avete sentito dire? Se invece non vi è mai capitato, questa è l’occasione buona per un rapido full immersion nel “sicilianese”.

L’amicizia è forse il termine più abusato del nostro secolo: ancor più insidiosa è l’amicizia di convenienza, quella di quando l’amico (o presunto tale) vi chiede un favore impossibile, tipo far accomodare un asino in un campo di fave. Solo che il campo di fave, è il vostro! Come uscirsene con stile e ironia? Semplice! Ricordando all’amico che l’asino nel “vostro” campo non se ne starà di certo fermo e buono, anzi! Non ci penserà due volte a mangiare tutte le fave arrecandovi un bel danno. In sostanza, l’amicizia bella è, ma…non esageriamo!

Conoscete altre curiosità e proverbi siciliani sull’amicizia? Condividetele con Sneak peek!