Nebrodi: alla scoperta dei Monti di Dioniso

/ Curiosità, Sneak Peek

I Nebrodi sono il polmone verde più grande della Sicilia. Nelle radure e nel sottobosco di questa catena montuosa, si cela una presenza sbiadita ma immortale. Si tratta del cerbiatto, che ci accompagna alla scoperta dei monti di Dioniso.

Contrariamente a quanto si pensi, i monti Nebrodi non devono del tutto il loro nome al cerbiatto (dal greco nebros), animale oggi qui estinto che anticamente pullulava in queste selve. Vagare per i boschi dei Nebrodi alla scoperta dei monti di Dioniso, ci costringe a tornare indietro nel tempo. Tornare a quando il confine tra natura e divino in queste verdi vallate della Sicilia, era così labile da non esistere.

IL CULTO DI DIONISO

Il mistero, come la notte, ci affascina e attrae. Ed è proprio con la complicità della notte che su queste montagne si diffusero i culti misterici in onore del dio Dioniso (l’equivalente orientale del dio Bacco latino). Soprannominato lysios, “colui che scioglie l’uomo” e lo libera da sé stesso, questo dio beffardo demoliva i freni inibitori dell’adepto.

A consacrarsi al culto erano principalmente le donne: le feste baccanali, sfrenate ed estreme, erano caratterizzate da oscuri riti d’iniziazione di tipo orgiastico. L’etimologia del termine svela l’arcano: in greco nebródes (appellativo di Dioniso) significa “vestito di pelle di cerbiatto”: le baccanti (o menadi) in preda al furore, levando urla invasate, scuoiavano i cerbiatti e si ricoprivano con le loro pelli.

I Nebrodi di notte
Sui monti Nebrodi di notte si praticava il culto di Dioniso.

SCANDALO AL SUD

Dilagando a macchia d’olio in tutta la penisola, i Baccanali minarono i già fragili equilibri etico morali della società romana. La condotta dei seguaci che svolgevano questi rituali scandalosamente osceni, fu così scabrosa da richiedere l’intervento del Senato Romano. La venerazione del dio cornuto venne così proibita, pena la morte.

Ma il seme dell’ebbrezza era fin troppo radicato nelle foreste dell’antica Agatirside, la vasta area geografica con capitale la città di Agatirso (l’attuale Capo d’Orlando). Si tramanda che circa 4000 uomini furono deportati in Calabria (l’antico Bruzio) dall’allora console Levino, nel tentativo di disperdere gli irriducibili seguaci di Bacco e scongiurare un’uccisione di massa.

Sui Nebrodi i cerbiatti venivano sacrificati al dio Dioniso
I cerbiatti venivano offerti in sacrificio al dio dell’ebrezza.

COSA RESTA OGGI

Tornano alla mente le parole di un ombroso Lucio Piccolo, cugino del più fortunato Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che in un’intervista confessò che la predilezione per la penombra:

risponde ad un’esigenza interna comune a noi siciliani, quasi a contrasto con la troppa luce che ci circonda. Rifugiarci nell’oscurità di noi stessi, ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte.

Oggi del legame con il dio iridescente dal volto silvano, restano gli strascichi pagani di antiche feste popolari convertite al cristianesimo e numerosi indizi toponomastici seminati qua e là. Avventurarsi sui Nebrodi alla scoperta dei monti di Dioniso, significa addentrarsi in uno dei luoghi più contemplativi e spirituali della Sicilia.

Significa custodire e tramandarne la storia di atroce bellezza e inquietante poesia, sussurrata nei boschi: renderla immortale.
Conoscevate il mistero custodito sui Nebrodi?
Commentate se avete trovato affascinante la storia dei monti di Dioniso.

 

 

Photo credits | Gaetano Spagnolo

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