Sono stato contagiato! Ecco la Guida inutile al Covid19

/ Sneak Peek

Caro amico in quarantena di Sneak Peek, potevo mai lasciarti solo in un momento delicato come questo? Purtroppo la risposta la conosci, è… NO! Certo che no! Quindi, ho pensato: quale modo migliore di farti compagnia, se non con un articolo dal contenuto completamente inutile che possa però strapparti un sorriso? Bene allora! Buona lettura.

Guida inutile al Covid19: ecco come esprimere un’opinione inutile e non richiesta

Confesso di aver sorriso teneramente qualche sera fa, mentre lavavo i piatti, e al notiziario andava in onda un servizio what to do destinato agli over 60 del nostro Bel paese. 

Lino Banfi, Antonello Venditti, Gianni “il Malvagio” Morandi, tutti lì, belli come il sole, impegnati dietro le loro finestre social a salutare e rassicurare gli anziani colleghi d’anagrafe. “Approfittate di questo tempo per migliorare il rapporto con i nipoti”, “dedicatevi a ciò che più amate fare, impugnate una chitarra”. Non la sai suonare? Tu impugnala lo stesso, vedrai che ti sentirai meglio. 

Un invito edonistico bello e buono a goder del tempo fugace, perché del doman non v’è certezza. Altro che quarantena boccaccesca!

Tutto sommato quel servizio giornalistico ha risollevato il mio umore turbato dal bombardamento mediatico delle ultime settimane.

In effetti non è certo un mistero che fin dal primo giorno, questo 2020 ha messo a dura prova gli utenti italo-zuckerberghiani. Prendete un bel respiro.

Impegnati ad approfondire e produrre idee sui più svariati argomenti, siam passati dagli outfit in passerella dei protagonisti degli Oscar 2020, alle valutazioni tecniche sulle prestazioni canore-sbarra-outfit-sbarra-BEPPEVESSICCHIOOOO visti sul palco dell’Ariston di Sanremo, per giungere al nuovo re dei virus stagionali – fortuna ha voluto che abbia consentito ad ogni Influencer di svolazzare come una colombella da una sfilata all’altra della Milano Fashion Week fino alla sua chiusura, giusto in tempo per non perdere il volo diretto verso a casa – intervallato per poche ore dal comunicato della Nasa sul fenomeno delle scope che stanno in piedi da sole, e ancora il surriscaldamento globale – da quando, grazie al divulgatore scientifico Mario Tozzi, ho scoperto che solo il 98% delle ricerche scientifiche afferma che i cambiamenti climatici esistono e che sono aggravati dalla mano dell’uomo, non faccio altro che chiedermi: e l’altro 2%, che diamine dice?! – e l’indecente adesivo prodotto da un’azienda petrolifera ai danni di una bambina di nome Greta. Eh no, ma quale bambina: ha 17 anni! 

Ora si ride e si scherza.

Ma la conferma della chiusura di scuole ed atenei fino a metà marzo, prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (googlelare DPCM mi ha permesso di sciogliere acronimo e dubbio), ha sollevato una serie di riflessioni che ho seguito con particolare interesse.

Con il suo video messaggio in diretta facebook, Giuseppi Conte ha mandato tutti in tilt. Alla botta son seguite le risposte. Ho visto genitori inferociti digitare dichiarazioni sulle loro bacheche faccialibro, o condividere stories instagram esacerbate, in un rimpallo di like e share, manifestando rabbia nei confronti di un sistema incapace di far fronte all’emergenza.

In tutto ciò tg e programmi d’approfondimento, rivelano inesorabilmente che il mercato economico legato al settore turistico e dei trasporti è in ginocchio: compagnie aeree hanno ridotto il numero dei voli da e per la Sicilia, le scuole hanno annullato le gite scolastiche da e per l’Italia, le nazioni hanno sigillato le frontiere e noi sconvolti per questo ironico ribaltamento karmico. Siamo noi che non vogliamo entrare! Avete capito?!

Senza pensare che il Governo ha messo al bando persino baci&abbracci. No. Questo proprio no, è troppo. 

Noi, popolo latino e carnale per antonomasia, che l’Ars Amatoria ci scorre nelle vene, che abbiamo creato e dato in pasto al mondo lo stereotipo del latin lover (che per di più scelse per sé il nome del Santo protettore degli innamorati), senza contare che siamo il popolo più caloroso al mondo! Va bè, magari metà Stivale, tacco, punta e piedistallo. Però ehi!

Siamo o non siamo lo Stato più dicotomico della Via Lattea?

Se non sai che significa dicotomico, non andare avanti senza averlo cercato sul dizionario, dannazione!

“Il Sud senza la Lombardia può solo finire in Africa”, e il Nord, senza l’aiuto dei più autorevoli banniatori di mercato catanesi – le loro strategie di comunicazione marketing dovrebbero essere oggetto di studio alla facoltà di economia –, ha fornito anche in questi tempi bui, quel perfetto modello di efficienza e stacanovismo nevrotico che traina l’intero Paese e che ci invidiano in tutto il mondo!

#Milanononsiferma, ecco, quello si che è stato il video di cui avevamo bisogno per uscire dal torpore di un’annichilente autocommiserazione dilagante. Quel video… quel video con un testo coinvolgente e immagini perfette, a metà tra Unsplash versione animata e quei trailer promozionali acchiappalike che ci piacciono tanto.

“Milano. Milioni di abitanti. Facciamo miracoli ogni giorno, abbiamo ritmi impensabili ogni giorno, portiamo a casa risultati importanti ogni giorno, perché ogni giorno non abbiamo paura.” Uao.

Ma se mamma chiama pregandoti di non uscire e andare in posti affollati a fare l’aperitivo, tu quanto è vero Iddio, la ascolti.

Fatto sta che la nostra euforia è virale, quasi contagiosa!

Ecco, appunto.

Tant’è che i mass media esteri, devo ammettere con zelante attenzione ai dati statistici, continuano a diffondere delle immagini a dir poco esplicative e per nulla fuorvianti, che pongono l’Italia Caput Contagium, lì al centro del Mediterraneo, come i vecchi tempi. Un simpatico meme (anche lui, ahimè, diventato virale) recita così: “io direi che se avanziamo tossendo, ci ripigliamo tutto l’Impero Romano”. Ma intanto, ci lasciano fuori.

C’è poco da ridere. Non ce lo meritiamo proprio un trattamento del genere. Cattivi! Tutti lì, a salvaguardare l’interesse nazionale quando all you need is love!

Penso a tutte le realtà imprenditoriali affermate, e non solo a livello nazionale, ma internazionale. Nel settore della moda, ad esempio. Quello artigianale. Per non parlare della gastronomia!

Perfino la satira francese, con la complicità della tv Nazionale, ha messo l’accento su una delle nostre eccellenze patrimonio dell’umanità, sua maestà la pizza, alla quale, per l’occasione, i cugini d’oltralpe han messo la corona. Sublime. Ma noi qui tutti a denunciare l’oltraggio alla corte.

Meno male che a chiarirmi il terribile malentendu ci ha pensato il giornalista Leonardo Martinelli. Siamo noi italiani il problema! Noi, incapaci di incassare col sorriso l’umorismo nero, soprattutto quando la simpatica burlona è la France, la rregina dell’umorism noir, de la satira dissacrante della Révolution française, di Charlie Hebdo… Ma niente da fare.

Video rimosso, politici italiani incazzati neri (in questo, campioni) e scuse ufficiali firmate da Maxime Saada, presidente del direttorio del gruppo Canal+. Azz.

Ora, a me pare chiaro che l’onore della pizza amata e imitata in tutto il mondo, non è stato minimamente scalfito dallo starnuto del povero attore-pizzaiolo italiano raffreddato. Tuttavia occhio per occhio, e chi di satira ferisce di satira perisce.

Et voilà, la pizza completamente bruciacchiata “Notre-Dame”, c’est viral. Amici miei pizzaioli italiani che state in Francia, metteteci voi una buona parola con i cugini.

Questo però va detto. L’OMS ha indicato l’Italia come modello virtuoso da seguire nella lotta al contagio. I 3.500 puffi francesi non l’han presa bene: credevano di risolvere tutto dipingendosi i visi di blu. Mi spiace, ma il covid19 ci vede benissimo, anzi! Non guarda in faccia nessuno.

Che poi, a pensarci bene, il covid19 piace proprio per questo: è il trionfo supremo del politically correct! Ecco perché da Nord a Sud, da Levante a Ponente, proprio ora che siam tutti nella stessa cac… ehm, barca! Dicevo, siam tutti nella stessa barca, vien voglia di festeggiare! Non possiamo farne a meno, è più forte di noi. Chi rimandava dal 1975, di lunedì in lunedì, l’iscrizione in palestra, adesso via a far lunghe passeggiate, correre nel parco, far giri in bici senza pretendere una Maglia; e chi non metteva il naso fuori casa dall’urlo “ANDIAMO A BERLINO BEPPEEE!!” del 2006, te lo ritrovi adesso a far la fila al supermercato per comprare i bucaneve e un prosecchino. Prosit!

Tanto ti vedo, a curiosare in giro per le strade ad accertarti che siano deserte. “Mamma, Ciccu mi tocca!” (espressione tipica siciliana, che chi ha occhi per intendere intenda). Genio del crimine o investigatore privato di prima categoria, tu si che sarai ricordato come il salvatore della Patria. Perché di patrie ne abbiamo due, ma solo in una si entra con username e password. Ma si,fai quello che vuoi, tanto #iorestoacasa, e non solo perché fa tendenza.

Una cosa è certa. So che almeno una volta ti è capitato di pensare “anch’io sono stato contagiato”.

Dall’irrefrenabile pulsione del dover dire la tua, qualsiasi cosa, pur di star dentro al turbine e vorticare insieme per non sentirti solo. Mischiare contenuti, attizzare la discussione.

A quanto pare questo virus più ci isola, più ci rende social.

La “i”? Terminata, insieme all’amuchina.

Stiamo imparando a rivalutare in termini di qualità il valore del nostro tempo. Concetto straordinariamente versatile da applicare a tutti gli ambiti in cui condividiamo ciò che siamo: la famiglia, la società, il lavoro. La comunicazione.

Anche quella è importante. Prende tempo e può far perdere tempo. Dipende da come la si usa.

Si dice che si stava bene quando si stava peggio.

Mi chiedo: staremo mai meglio di così?