I cunti di Giufà: un’eredità da tramandare

/ Tradizione

Avete mai ascoltato i cunti di Giufà? Chiedete agli anziani: si tratta di una preziosa eredità da proteggere e tramandare.

Le avventure di Giufà si tramandano oralmente di generazione in generazione attraverso icunti”. La loro diffusione in Sicilia ha inizio sotto la dominazione araba, ma solo recentemente, cioè a partire dal secolo scorso, hanno trovato collocazione nella tradizione scritta. Le storie che vedono protagonista questo curioso personaggio sono una vera e propria eredità da tramandare.

Giufà è il sempliciotto antieroe siciliano per eccellenza. Ingenuo e attira guai ma creativo e baciato dalla fortuna, è la caricatura tipizzata di tutti i bambini siciliani. Camuffa l’ignoranza dietro frasi fatte prese in prestito dagli adulti, combina un guaio dopo l’altro ma inaspettatamente riesce sempre a cavarsela. La sua carica comica trionfa anche nelle situazioni di maggiore tensione narrativa.

Al palermitano Giuseppe Pitrè, padre della demopsicologia, si deve la più grande raccolta sistematica di tutto il patrimonio folklorico siciliano, inclusa la raccolta e trascrizione di tutti “i cunti di Giufà”, ovvero le storie popolari incentrate su questo personaggio.

IL CUNTO DI GIUFÀ E LA TELA : VERSIONE “SINAGRESE”

Chi da bambino ha ascoltato dai nonni i racconti delle avventure di Giufà, deve ritenersi estremamente fortunato: si tratta di un’eredità inestimabile, destinata a perpetuare l’esistenza secolare di un irrinunciabile pezzo di storia della Sicilia.

In “Giufà e la tela”, il nostro Giufà, alla ricerca di un tintore, pensa bene di affidarsi a una lucertola incontrata in un campo. Di seguito è riportata una versione inedita: la testimonianza orale è stata registrata nel comune di Sinagra, la perla dei Nebrodi, nella provincia di Messina. Si tratta di un cunto parziale, incastonato in una trama narrativa più ampia in cui venivano riportate anche le avventure più famose sui cui si basano i cunti di Giufà, come quella della porta “tirata” o l’incontro con i briganti.

L’avventura “sinagrese” di Giufà fa parte del filone delle truvature, i racconti della tradizione popolare siciliana che ruotano intorno al tema del ritrovamento inaspettato di un tesoro nascosto. Diffusesi a partire dal IX secolo (sotto la dominazione araba), si pensa che l’origine di queste storie sia legata a reali ritrovamenti di tesori (la cui esistenza era ignota persino agli eredi), seppelliti dagli avi durante invasioni o razzie, e poi dimenticati. Questa credenza risulta tutt’altro che improbabile, se si pensa che la vita degli abitanti dell’isola è stata “movimentata” dall’alternanza di dominazioni di diversi popoli.

LA STORIA DI GIUFÀ E LA LUCERTOLA (u ‘ziripuddu)

Un giorno, la madre di Giufà lo mandò a comprare della stoffa per confezionare un vestito nuovo da indossare la domenica e nelle occasioni di festa. Gli consegnò un bel gruzzoletto di denaro non senza le dovute raccomandazioni. Giufà si incamminò. La scorciatoia che conduceva alla bottega, si snodava tra vicoletti e case abbandonate ormai diroccate. Passando accanto a un muro fatiscente, Giufà si imbattè in qualcosa mai visto prima.

Una lucertola dal verde sfavillante con squame dai riflessi cangianti, lo osservava immobile. Giufà ne restò impressionato: era la creatura meglio vestita che avesse mai visto! Le chiese subito dove avesse acquistato quel suo vestito fatto con quella stoffa così pregiata. La lucertola non rispose. Ma Giufà, osservandola attentamente, intuì che doveva essere sicuramente opera di un abile sarto. Decise di acquistare la stoffa di quello stesso colore e consegnarla alla lucertola per farsi confezionare un meraviglioso abito per la domenica.

La lucertola spazientita da tutto quel chiasso se ne andò, lasciando Giufà da solo. Ma Giufà, che voleva a tutti i costi un vestito verde come il suo, dopo aver acquistato la stoffa, diede ugualmente appuntamento alla lucertola per l’indomani alla stessa ora. Lasciò il denaro in una fessura del muro insieme alla stoffa. E fatto ciò, s’incamminò verso casa.

Crepa nel Muro

Il giorno dopo tutto contento, Giufà si presentò nel luogo dell’incontro all’ora prestabilita: ma della lucertola non vi era alcuna traccia, così come del denaro e della stoffa. Su tutte le furie, Giufà iniziò a distruggere la vecchia casa dalle mura diroccate, fin quando, ad un tratto, trovò una pentola piena di monete d’oro. Era sicuramente il bottino nascosto da qualche brigante. Ma l’ingenuo Giufà, convinto che il possessore di quella pentola d’oro fosse proprio la lucertola, la portò via con sé come risarcimento dell’inganno subito.

Vi è piaciuta la versione “sinagrese” del cunto di Giufà e la tela?