Viti reliquia: Dioniso rivela il suo segreto

/ Nebrodi, Sneak Peek

In fondo ad un bel calice di vino si acquattano ricordi che difficilmente restano sul fondo. I ricordi tornano sempre a galla, così come i segreti. In Sicilia esistono delle varietà di uva leggendarie conosciute come viti reliquia. Volete saperne di più? Mettetevi comodi e leggete vino in fondo.

Nel 2003 una équipe composta da enologi, agricoltori, produttori ed esperti agronomi, sotto la spinta della Regione Sicilia, si mise alla ricerca di antiche viti autoctone del Mediterraneo che si credevano ormai perse per sempre: sono le leggendarie viti reliquia.

La catena montuosa dei Nebrodi, servendo da vera e propria barriera contro la fillossera della vite – un insetto che stava decimando le viti europee – ha permesso ad alcuni esemplari autoctoni puri di sopravvivere.

Bussando casa per casa, visitando i terreni di vignaioli e arzilli vecchietti orgogliosi di poter prender parte ad un progetto tanto ambizioso, questi ricercatori sono stati in grado di individuare 15 uve – sopravvissute nel tempo senza il ricorso all’innesto su vite americana – e creare un campo sperimentale in cui riportare alla luce antichi vini dimenticati. Sembra impossibile, non è vero?

Eppure dal 2019 le leggendarie viti reliquia sono iscritte al Registro Nazionale delle Varietà. Un piccolo passo per l’uva, un grande passo per l’umanità, che presto potrà godere di questo nettare che Madre Natura ha pensato bene di custodire nel cuore pulsante della Sicilia.

SUI MONTI DI DIONISO

Chi è cresciuto e vive sui monti di Dioniso, queste verdi vallate ricche di storia e incanto (ne avevamo già parlato qui), deve sapere che offrono uve antichissime, in grado ancora oggi di risvegliare sonnecchianti emozioni: è la terra, che sussurra all’orecchio un so che di divino.

Il paesaggio nebroideo era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Al posto delle interminabili distese di noccioleto (introdotto nel nostro territorio a partire da fine 1800), boschi e pendii erano ricoperti da gelsi e viti.

Crisi dell’industria della seta e gravi epidemie, furono fattori che indussero allo stravolgimento dell’assetto agricolo di questo spugnoso polmone verde di Sicilia. Per ridare nuova linfa all’economia locale, produttori e agricoltori puntarono il tutto per tutto sulla nocciola.

Ma aziende e piccoli proprietari che ancora oggi su questi monti producono vini pregiati, ci sono eccome! E sono i legittimi eredi di una tradizione millenaria – certo forse un po’ più automatizzata, ma il pensiero che Dioniso, il dio del vino in corna e ossa, viva su questi monti compensa la fredda realtà con la magia.

LA STORIA DEL VINO IN SICILIA

Un tempo la nostra penisola era conosciuta come Enotria tellus (la terra del vino, appunto). La storia del vino in Sicilia ha origini antichissime: pare proprio che la vite crescesse in modo spontaneo su questa terra baciata dal sole.

Dai greci fino ai giorni nostri, in un continuo traballante flusso di eventi (tra cui certo non mancarono momenti di crisi, tra epidemie e carestie), la storia del vino in Sicilia era destinata a registrare il trionfo assoluto – già dalla metà del secolo scorso – delle sue pregiate uve, tra le migliori al mondo.

Vendemmiare è molto faticoso, richiede grande cura e attenzione in tutte le fasi di manipolazione dei grappoli, dalla raccolta – che deve avvenire in particolari condizioni atmosferiche e con precise modalità – alla pigiatura. E fare il vino non è da meno, richiede sensibilità alla vera qualità e conoscenza dei processi di fermentazione. Invece berlo no. Berlo è facile come bere… avete capito.

Infatti una volta fare il vino era una festa! E non è che vi prendevano parte solo quelli che avevano lavorato durante la raccolta e pigiatura dell’uva. Venivano apparecchiate tavolate infinite, i musicanti con le chitarre e le fisarmoniche suonavano allegramente, le donne si occupavano di cucinare, i bambini scorazzavano a destra e a manca tentando chi di aiutare nei campi, chi in casa, chi all’assaggio del vino. Erano proprio altri tempi.

Ricordi allegri in fondo ad un bicchiere di vino.

Se avete avuto una nonna che da piccoli vi inseguiva con un tuorlo rosso fresco – ma talmente fresco che invece ad inseguire nonna ci stava incazzata nera la gallina – e affogato nel marsala, ritenendo che foste perennemente pallidi come cenci e denutriti come orfanelli abbandonati nel bosco.

Se eravate soliti consegnare merce di varia natura per conto di nonna (ortaggi freschi, pacchi di zucchero, caffè, succhi di frutta, centrini, indumenti rammendati, il tutto ordinatamente occultato in carta pacco, tant’è che voi, quali accorti corrieri, non facevate domande) facendo la spola da una casa all’altra di zie e vicine agée, e puntualmente vi veniva offerto – nella migliore delle ipotesi – un dito di Vermut (nonostante non foste alti più di un metro).

Se mamma e nonna trovano ancora oggi divertente ricordare che quando eravate piccoli, quasi in fasce, alleviavano i pianti per il dolore alle gengive – eliminate “per il dolore alle gengive”, se preferite – inzuppando il vostro bel ciuccio nel whisky.

Se ad un certo punto della vostra vita preadolescenziale, nonno, posizionato a capotavola, vi ha fatto cenno di andare a sedere accanto a lui, e vi ha versato un bicchierino di vino – diluito con acqua, grazie a Dio – ritenendovi così pronti a diventare padri e madri di famiglia.

State tranquilli, va tutto bene. Avete avuto un’infanzia felice, tipicamente siciliana.